CHE FINE FARANNO I 45 MILIONI DI EURO CHE IL TICINO DEVE AI NOSTRI COMUNI?

Il consigliere regionale Valerio Bettoni interviene in merito al tira e molla tra Regione Lombardia e Svizzera sulla questione frontalieri.

Il tiro alla fune tra Ticino e Lombardia e, più in alto, tra Svizzera e Italia sulla questione-frontalieri si va facendo sempre più duro e si sta anche allungando a dismisura nel tempo. Dal 1974 è in vigore un accordo faticosamente raggiunto tra Berna e Roma, dopo anni di polemiche. In virtù di tale accordo internazionale, il Cantone Ticino deve versare il 38% delle imposte alla fonte, pagate dai frontalieri nell’anno fiscale. Tradotto in cifre, in virtù di questa intesa, dal Ticino arrivano ai Comuni italiani di provenienza dei frontalieri 53 milioni di franchi, che al cambio attuale fanno circa 45 milioni di euro. Il nuovo governo ticinese, eletto nello scorso aprile, con un rafforzamento notevole della Lega che ha vinto le elezioni, chiede una revisione della quota dell’imposta alla fonte. In buona sostanza i ticinesi vogliono trattenersi un po’ dei soldi che ci spettano e lo fanno anche come reazione alle posizioni assunte da Roma e in particolare dal ministro Tremonti contro la piazza finanziaria elvetica. La Lega batte i pugni sul tavolo, forte del doppio consigliere portato nell’Esecutivo, che ora è formato da due leghisti, un liberale, un socialista e un democristiano. Proprio il democristiano neoeletto Beltraminelli ha fatto da ago della bilancia, schierandosi con la Lega nel rivendicare cordoni della borsa più stretti verso l’Italia. I leghisti non vanno per il sottile e vogliono il congelamento del riversamento. Pretendono che anche Berna si schieri su questo fronte e alzi la voce. A urlare praticamente ogni domenica attraverso il suo giornale è il presidente della Lega dei ticinesi, Giuliano Bignasca, antico amico di Umberto Bossi e dei leghisti lombardi, soprattutto quelli del Varesotto. Se il Ticino è per la linea dura, Berna invita alla trattativa e vuole evitare scontri frontali con l’Italia. La macchina della diplomazia si è messa in movimento ai livelli più alti, cioè con il Consiglio federale.

Posizione, questa, sostenuta anche da un autorevole senatore ticinese, Dick Marty, che è anche presidente della Commissione dell’economia del Consiglio degli Stati (il nostro Senato). Il politico non ha usato mezzi termini contro l’ipotesi di opzione muscolare: «Non ho mai visto vincere una pa-tita a scacchi buttando per aria la scacchiera. Si vince solo con mosse intelligenti. I colpi di testa oggi sarebbero completamente fuori posto». Il numero dei frontalieri italiani che lavorano in Ticino è strettamente correlato all’andamento dell’economia, che in questi ultimi 25 anni è stata ad alti e bassi. Nel 1985 si contavano 31 mila frontalieri, scesi a 26 mila nel 1999. Il 1° giugno del 2002 sono entrati in vigore gli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera e da allora si è assistito ad una continua crescita di frontalieri: dai 35 mila del 2005 ai 45.600 dell’anno scorso. Si possono fissare tre fasi: forte aumento fino al 1990, forte calo negli anni 90 e di nuovo crescita negli ultimi dieci anni.

Il governo ticinese, sollecitato a una linea di prudenza da Berna, doveva pronunciarsi il 28 giugno, vigilia di San Pietro, che è giornata festiva nei
Cantoni cattolici. Si è deciso di non decidere perché il democristiano, ago della bilancia, è in vacanza in Sardegna. Pare che proprio Beltraminelli riconsideri la sua drastica scelta e ora sia orientato a chiedere il congelamento solo di una parte dei 53 milioni che il Ticino dovrebbe versare all’Italia. La decisione è stata ora rinviata al 30 giugno e qualcuno dice apertamente che è una situazione grottesca. L’Italia, soprattutto la Lombardia, intanto, che fanno? Il Ticino e la Svizzera si stanno attrezzando per negoziare con l’Italia e cercheranno di tirare il più possibile l’acqua al loro mulino. Noi stiamo ad aspettare o ci limitiamo alle folcloristiche uscite del senatore Bossi e del suo seguito, che sono attesi nel Ticino per festeggiare la vittoria della Lega ticinese. A questa festa il capo dei padani ha assicurato che parteciperà anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che è all’origine di diffidenza e di ostilità da parte elvetica per le sue manovre fiscali, gli scudi, gli atteggiamenti e i giudizi espressi contro la piazza finanziaria ticinese. Forse bisognerebbe promuovere qualche momento e percorso di ufficialità più alta.

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