QUADRINI: «CATTOLICI BRESCIANI, UNIAMOCI»
L'INTERVISTA. Intervento a 360 gradi del segretario Udc che «chiama» i personaggi di tutti gli schieramenti: da Del Bono a Paroli, da Peroni a Galperti alla Gelmini. Il tavolo politico del centrosinistra: «Idv e Sel? Sono distanti da noi» Al Pd: «Perché non immaginare una coalizione di larghe intese?»
Brescia. Dal sindaco del Popolo della libertà Adriano Paroli al capogruppo del Partito Democratico Emilio Del Bono. Da Stefano Saglia, sottosegretario ex Alleanza Nazionale, al parlamentare Guido Galperti, storica anima della Margherita bresciana. Fino agli esponenti di spicco di alcune correnti di Forza Italia: Mauro Parolini, Margherita Peroni. Mariastella Gelmini. È ancora lunga la lista dei politici locali a cui il segretario dell'Udc Gianmarco Quadrini si rivolge per lanciare una proposta coraggiosa; una «reunion» dei cattolici bresciani, di tutti gli schieramenti. Un esperimento che vada oltre i tradizionali schemi di oggi. «Vorrei capire, al di là dei contenitori, quali sono le motivazioni che ci tengono davvero separati - dice il centrista -. Le esperienze di questo mondo non devono andare perdute». Continua a leggere
Segretario, però questa pare una rilettura della vecchia Democrazia Cristiana...
«La Democrazia Cristiana aveva dei difetti ma aveva certamente anche dei pregi. L'appartenenza e i valori, per esempio, da cui si potrebbe ripartire».
Ma andiamo con ordine. Il Partito Democratico ha lanciato in questi giorni, con un mandato pressoché unanime al segretario Giorgio De Martin, la proposta di un tavolo politico in vista delle primarie di coalizione dell'autunno 2012...Si siederà anche l'Udc?
«Non riteniamo che si possa immaginare una riedizione dell'Unione in salsa bresciana. Dal 2008 siamo al lavoro per smontare il bipolarismo e costruire un contenitore per dar voce ai cattolici, ai moderati. Guardiamo con attenzione a quello che accade nel centrosinistra ma facciamo fatica a gicare una partita in una coalizione in cui ci siano forze come Sinistra e Libertà e l'Italia dei Valori. Siamo distanti, immaginare una convergenza è difficile».
O voi o loro, insomma?
«Diciamo che immaginiamo uno scenario diverso per Brescia. Diverso sarebbe se il Pd fosse disponibile a costruire una coalizione diciamo così repubblicana, di larghe intese. Non capiamo perché si possa immaginare a livello nazionale e non qui».
In occasione dei suoi interventi sul Pgt della giunta Paroli si è parlato di frattura tra la linea politica dettata dal segretario e l'atteggiamento del gruppo in Loggia...
«Non è così, non ci sono distinzioni, la pensiamo allo stesso modo su tutto. Per noi lo spirito di appartenenza alla coalizione è fondamentale. Il sindaco Paroli può testimoniare che, anche per rispetto al mandato degli elettori, abbiamo dato un contributo al lavoro della maggioranza costante, non mediatico ma fattivo».
Eppure l'Udc non sembra così «pesante» in questa maggioranza...
«È vero che non sempre al nostro atteggiamento corrisponde un riconoscimento politico. A volte viene letto come subalternità. Il partito invece ha sempre rimarcato i punti su cui la riflessione andrebbe esercitata. Forse in questi tre anni e mezzo i motivi di contrasto sono stati più tra Pdl e Lega. Noi con i leghisti abbiamo differenze, ma abbiamo sempre portato avanti il confronto civile. Questo comunque non vuol dire che con altrettanta diligenza suoneremo lo stesso refrain anche per le prossime elezioni».
Come intendete procedere, vi state già muovendo?
«Da tempo con gli amici di Fli e Api lavoriamo per irrobustire il terzo polo in città, dialogando con le forze politiche e civiche che intendono aprire una discussione seria senza immaginare vestiti di Arlecchino. Lanceremo la nostra proposta in primavera, ed entro fine anno l'Udc tornerà a congresso per il rinnovo delle cariche. Apriremo un confronto serio con la coalizione in Loggia, siamo attenti al dialogo. Ma ci sono cose da evidenziare e da rivedere».
In che senso?
«Sia nelle opere ipotizzate dalla giunta Paroli, sia nell'impostazione dello strumento urbanistico vorrei ci fosse più consapevolezza del momento. In una situazione come questa quello che non è priorità va messo in secondo piano, e la priorità è consentire alla città di affrontare meglio questa crisi. La politica non sta dando risposte e la gente non ci ascolta più. Anche il Comune porta con sè i segni di questo momento storico, lo dimostrano i problemi economici che deve affrontare. Allora, se le risorse sono poche usiamole nella direzione giusta, a sostegno di chi è colpito dalla crisi. Le nuove costruzioni ed infrastrutture non sono la priorità».
Torniamo al centrosinistra, qualche insospettabile esponente del Pd ha addirittura ipotizzato la possibilità che il partito faccia spazio ad un candidato sindaco di centro...
«Per offrire alla città una proposta seria non possiamo pensare ai nomi senza sapere prima quali valori ci possono unire. Questo percorso ci porta solo a sbattere contro il muro delle nostre vedute. Prendendo spunto dalle parole del cardinal Bagnasco, chiedo invece ai cattolici bresciani di battere un colpo se ci sono e di andare oltre le barricate. Perché a questo punto non costruire un progetto coraggioso per la città del futuro?».
Natalia Danesi
(Fonte: Bresciaoggi)
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