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LA LEGGE ELETTORALE PUO' PARLARE TEDESCO
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di Gianmarco Quadrini

In questi giorni abbiamo vista sbattuta in prima pagina la notizia dell’accordo raggiunto nella Cdl (o ex tale) sulla legge elettorale. Ma dove è la notizia? Devo dire subito che a me sembra solo un accordo tattico e nebuloso. Dopo un’estate abbastanza silente per il centrodestra - Brambilla a parte - il vertice in terra leghista mette d’accordo chi si straccia le vesti per l’inutile e dannoso referendum come Fini, l’antireferendario Bossi, leader del partito dei fucilieri che fino a ieri sembrava propendere per il modello tedesco e il fino ad ora altalenante in termini di legge elettorale, Berlusconi. Qualcosa non mi torna. Infatti, oltre a non aver scombussolato l’agenda politica italiana, il patto di Gemonio ha confermato la cattiva legge elettorale con la quale gli italiani hanno eletto il pessimo governo Prodi.

Indicazione preventiva del Premier, bipolarismo e sbarramento: dove sono la novità? Eppure la legge elettorale è un problema rilevante e tutti sanno che Napolitano non scioglierebbe mai le Camere senza averne una nuova. Nessuna spallata, ricontaggio delle schede o gite al Quirinale servirebbero. Quindi, se alla maggioranza non piace e se chi la scritta la definisce “porcata”, ne servirà ben una rinnovata, e di molto.

Da tempi non sospetti quei "cattivoni", presunti transfughi dell’Udc propongono, insieme con molti altri, il modello elettorale tedesco e, siccome è importante conoscere a grandi linee di cosa si tratta è bene anche spendere qualche parola. È bene spenderla per difendere la bontà di questo modello da alcune prese di posizione che, lanciate in assenza di contraddittorio, spesso finiscono per essere scambiate per verità indiscutibili. Mi soffermo su tre aspetti.

Primo. Cominciamo ricordando al Presidente Fini, tanto innamorato dell’incostituzionale indicazione preventiva del Premier, che essendo la nostra una repubblica parlamentare, il compito dei cittadini è di scegliere i propri rappresentanti. Questi e solo questi, una volta eletti, sceglieranno in Parlamento le soluzioni di governo che il risultato delle elezioni permetterà loro. Non è bastato agli italiani l’infantile bipolarismo da guerra di questi anni che ha costretto due persone sole al comando (i settantenni Prodi e Berlusconi) a caricarsi sul carro della sopravvivenza le rispettive ali estreme? Sono sotto gli occhi di tutti i beceri veti ideologici della sinistra radicale che, unico esempio in Europa, è al governo in Italia. Inoltre, anche il bipolarismo sarà garantito. Il concetto stesso di democrazia implica il bipolarismo: maggioranza e minoranza. E' elementare.

Secondo. Lo sbarramento al 5% del modello tedesco. Questo meccanismo impedirà finalmente la frammentazione politica riducendo sensibilmente il numero dei partiti da più di venti a sei o sette; e permetterebbe al contempo di ricompattare le grandi anime politiche italiane.

Terzo e ultimo. I collegi uninominali. Essendo quello tedesco un sistema misto (maggioritario e proporzionale), l’introduzione del collegio uninominale per la parte maggioritaria - un’area ipoteticamente di 180.000 abitanti - favorirebbe la rappresentanza del territorio. In questo modo gli elettori potranno votare per un candidato che conoscono. Ricordo che, con l’attuale legge, nelle scorse votazioni l’elettorato bresciano indicando solamente la preferenza al partito ha votato per una lista di candidati che in alcuni casi nemmeno conosceva. Le segreterie dei partiti hanno legittimamente confezionato un elenco di nominativi di persone talvolta molto distanti dal territorio in cui venivano candidati. Questo vuol dire che, per assurdo, io elettore di Brescia voto per un partito che mi dà fiducia e mi ritrovo come deputato in Parlamento uno sconosciuto che viene da Firenze o Bari e che rappresenta contemporaneamente la provincia di Brescia, Bergamo e Sondrio.

11/09/2007 10.05.49

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06/09/2010

 
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