Lettera al Direttore su Il Giornale di Brescia
Caro Direttore,
dopo il brutale omicidio di Giovanna Reggiani devo dire che assisto alle reazioni scaturite da questa tragedia con comprensione, ma anche con qualche perplessità.
Mi spiego. Il fatto che crimini così efferati non si debbano più ripetere esprime senz’altro il sentire ed il volere comune, e che l’emergenza sicurezza sia un tema al quale bisogna mettere urgentemente mano e verso il quale l’Italia è in costante ritardo mi pare siano aspetti che oggi ormai sono sotto gli occhi di tutti. Alla luce di queste considerazioni, quindi, comprendo la celerità con cui il Governo si è attivato per rendere subito operativo il nuovo pacchetto sicurezza (comunque discutibile per serietà ed efficacia) ed anche la corsa alle espulsioni. Ciò che però mi lascia perplesso e che mi domando è questo: ma prima dell’omicidio di Giovanna Reggiani, la situazione era poi così diversa e meno urgente? Il problema della sicurezza in Italia è nato solo da una settimana?
Certamente no, ma è curioso rilevare come questo fatto abbia suscitato una reazione così tempestiva del Governo alla quale, francamente, non eravamo abituati ed una inusuale rilevanza mediatica. Quello che non capisco è come mai si debba sempre aspettare il caso che “politicamente” non si può proprio non affrontare (come lo è questo, essendo la vittima moglie di un ufficiale della Marina) per prendere provvedimenti e mettere mano a situazioni che da molto tempo affliggono il nostro Paese. Sono infatti anni che sentiamo notizie di simili crimini commessi da extracomunitari, rumeni o di altre nazionalità, ma sembra che la situazione ci sia precipitata addosso solo giovedì scorso.
È triste poi constatare l’ennesima dimostrazione di ipocrisia del Governo Prodi che un tempo bollava la legge Bossi-Fini come razzista ed ora riesce ad accusare il Governo precedente di non aver fatto abbastanza. La gente non vuole più vedere il teatrino dello scontro politico, ma percepire concretamente che ci si muove davvero e in modo efficace per risolvere i problemi.
Anche a Brescia, che una classifica pubblicata dal Sole 24 Ore piazza al43esimo posto nell’hit parade dell’insicurezza tra le 103 grandi città italiane, la sicurezza è uno dei temi di primaria importanza. Ci troviamo infatti in una situazione paradossale: Brescia è diventata una città che si trova ad avere intere sue parti che di bresciano hanno ormai poco. Basti pensare al quartiere del Carmine, a via San Faustino, cittadella universitaria di giorno e covo di criminalità clandestina di notte, a Corso Mameli, a corso Garibaldi ed a via Milano.
Se la cosa si limitasse al fatto che queste zone sono ormai abitate in maggioranza da extracomunitari, il problema nemmeno si porrebbe. Nessuno infatti punta il dito su chi onestamente lavora, è in possesso di un regolare permesso di soggiorno e in Italia ha trovato un’occasione di riscatto e la possibilità di una nuova vita. Il vero problema è che in queste aree si è concentrato e radicato un giro malavitoso sempre più difficile da controllare e nonostante sia sotto gli occhi di tutti, le cose sembrano non cambiare mai.
E che dire poi dell’incomprensibile situazione della nostra stazione ferroviaria? Tutti i giorni vede la compresenza di agenti delle forze dell’ordine e dei soliti volti noti del giro della droga e della prostituzione. Come mai a quella gente si permette di essere sempre lì? Perché non si interviene ben sapendo che molte delle persone che quotidianamente passano il loro tempo bighellonando in stazione non sono dei semplici passanti? A Brescia servono risposte, ma ancor di più interventi concreti!
Tutto il mondo politico deve unire le forze per cercare soluzioni adeguate a queste gravi emergenze.
Non è una questione di razzismo, perché la realtà di questi fatti è visibile a chiunque. È tempo che il buonismo lasci spazio alla giustizia ed alla legalità e che, come bene ci ha indicato papa Benedetto XVI, l’accoglienza sia accompagnata da una seria politica della sicurezza.
09/11/2007 16.48.18
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