Direzione 9 ottobre 2008
1) Fronteggiare l’emergenza economica
Il primo problema da fronteggiare è l’emergenza economico-finanziaria che attanaglia il Paese.
E’ un problema di dimensioni enormi, che il governo ha inizialmente sottovalutato e che ora -come avevamo previsto- deve essere invece affrontato con decisione e coraggio.
Noi confermiamo in pieno la nostra disponibilità a collaborare per la ripresa dell’economia e, soprattutto, per la tutela dei risparmiatori ma chiediamo al governo di fare altrettanto e di mostrare piu’ saggezza. E’ il momento di unire gli sforzi, di dialogare alla ricerca delle soluzioni migliori, di mostrare apertura e non presunzione di infallibilità perché nessuno, dico nessuno, puo’ sentirsi -da solo- in grado di trovare le soluzioni giuste. 
Non siamo in presenza di una tempesta estiva ma di un vero e proprio maremoto, forse superiore a quello del 1929-1930, che sta devastando le economie di tutto il mondo.
Per questo diciamo: siamo pronti a fare la nostra parte ma in un contesto di leale e costruttiva collaborazione.
Per quel che ci riguarda non si tratta di una novità ma, in sostanza, di continuare sulla strada che stiamo seguendo dall’inizio della legislatura, con una opposizione moderata, repubblicana, ferma ma responsabile, basata su un criterio base: valutare i provvedimenti senza pregiudizi, nel merito, pronti a sostenere tutto ciò che viene fatto davvero nell’interesse del Paese e degli italiani e ad opporci, invece, alle scelte che rispondono a interessi di parte, a sensazionalismo, demagogia, propaganda. Oggi la priorità assoluta è fronteggiare l’emergenza economico-finanziaria: ebbene, noi ci saremo; siamo pronti a fare la nostra parte, come ha ribadito nell’aula della Camera questa mattina Pier.
Speriamo sinceramente che chi sia il governo, sia la maggioranza, sia le altre forze di opposizione, si mostrino all’altezza del compito.
Il PD, in particolare, credo dovrà fare molta attenzione alle prossime mosse. Da un lato assicura volontà di collaborazione contro l’emergenza economico-finanziaria, dall’altro -però- si pone all’inseguimento di Di Pietro sul terreno di una opposizione radicale, forzata e in buona parte demagogica.
Credo sinceramente si tratti del momento meno opportuno per compiere questa virata e invito l’amico Veltroni a riflettere bene su quel che farà. Sbilanciarsi ora verso la piazza, invece di assicurare una responsabile opposizione parlamentare, credo sia un errore che potrebbe indebolire sia l’opposizione nel suo complesso sia la fiducia nelle istituzioni e rafforzare, paradossalmente, Palazzo Chigi nel suo tentativo di forzare le regole per garantire, pretestuosamente, governabilità.
2) Alleanze
L’altro capitolo che vorrei affrontare è quello delle alleanze che stiamo costruendo per le regionali e per le prossime amministrative. A nessuna di esse, io credo, dovremo dare un valore simbolico che vada al di là del reale significato politico. Intendo dire che sia all’alleanza in Trentino, sia a quella in Abruzzo, dovremo dare il giusto peso, senza sottovalutazioni ma, anche, senza eccessi.
Noi non stiamo facendo le prove di nulla, ne’ di uno spostamento dell’UDC verso il centrosinistra, ne’ di un recupero a tutti i costi del rapporto con Berlusconi e le forze di centrodestra. 
Noi abbiamo messo semplicemente il nostro partito a disposizione delle comunità locali, pronti a sostenere i programmi più utili e le alleanze più omogenee, nell’interesse esclusivo dei cittadini.
E abbiamo detto no, come in Trentino, a chi ha tentato di forzare le regole del gioco, cedendo alle pretese e all’estremismo della Lega.
Sarà questa, io credo, la linea guida anche per le alleanze che cercheremo di costruire in vista delle amministrative di primavera: sempre al servizio delle comunità locali e dei cittadini, pur sapendo che -in molti casi- i nostri amministratori tenderanno naturalmente a riproporre quelle alleanze di centrodestra nelle quali hanno operato negli ultimi anni, siano esse di maggioranza o di opposizione.
Insomma, si tratta di un capitolo aperto, che dovremo scrivere insieme ai nostri dirigenti periferici ai quali daremo autonomia e potere di decisione, ovviamente in un quadro di coordinamento nazionale.
3) Costituente
Il nostro partito, parallelamente alle alleanze elettorali e agli impegni di opposizione parlamentare, dovrà impegnarsi su due fronti che ritengo decisivi per il nostro futuro: la costituente di centro e la battaglia a difesa delle preferenze per le elezioni europee.
Partiamo dalla Costituente.
Siamo ad un punto delicato: dobbiamo accelerarne il processo senza tuttavia inceppare il meccanismo di integrazione tra le strutture dell’UDC -che rappresentano in tutta Italia il punto di forza dell’iniziativa- e quanti guardano con interesse e desiderio di partecipazione alla nostra iniziativa.
Dobbiamo per questo fissare insieme regole e scadenze certe e omogenee che diano certezza al processo e che garantiscano una reale partecipazione su tutto il territorio nazionale.
Ho detto tante volte che un percorso limitato alle tradizionali nomenclature di partito avrebbe respiro corto e che, al contrario, un processo di aggregazione aperto a tutti e calato nelle diverse realtà locali rappresenti per noi la migliore garanzia di successo.
In una parola, noi dobbiamo favorire un clima costruttivo che consenta a chi già c’è di restare e a chi vuole avvicinarsi di venire senza subire ostracismi e discriminazioni.
Per fissare il percorso, abbiamo già tenuto diversi incontri e altri ne terremo a breve.
La linea di condotta piu’ utile mi sembra questa: dar vita in tutte le regioni d’Italia, entro poche settimane, a comitati estremamente ristretti di coordinamento che rappresentino proporzionalmente tutte le anime della Costituente.
Saranno questi comitati ad identificare gli uomini ai quali affidare, sia a livello regionale, sia a livello provinciale, la diffusione capillare del processo.
Il passaggio successivo sarà quello di tenere assemblee pubbliche in tutta Italia e di avviare, attraverso il tesseramento, forme di adesione all’Unione di Centro in vista dei congressi che terremo, realisticamente, dopo la tornata elettorale di primavera, tra la primavera e l’inverno del prossimo anno.
Prima delle elezioni, probabilmente a marzo 2009, per dare contenuti al processo costituente sarebbe estremamente utile un’Assemblea Organizzativa e Programmatica Nazionale. Come ripeto, stiamo definendo le regole. Su questo punto attendo il vostro contributo.
Ma di una cosa potete star certi: sono e siamo animati dall’assoluta volontà di evitare prevaricazioni, di garantire equilibrio e dialogo, di rispettare le reali forze in campo senza ipocrisie ed egualitarismi privi di senso. Nessuno, soprattutto gli amici dell’UDC, deve temere nulla.
I dati reali restano dati reali e saranno rispettati. Da essi - a meno che non si voglia dar vita ad un processo fasullo - non si può prescindere.
E io tutto voglio, meno che assecondare un processo politico non collegato alla realtà del paese e non rispettoso del radicamento e della tradizione politica dell’UDC.
4) Preferenze
La battaglia per la difesa delle preferenze (e vengo all’ultimo punto della mia breve relazione) è l’iniziativa che dobbiamo indirizzare all’opinione pubblica e agli elettori per darci forza e visibilità. Non so se la spunteremo ma, certamente, intestare all’UDC questa battaglia di libertà e di democrazia non può che farci bene e garantirci grandi vantaggi tattici e strategici. Le esasperazioni non mi sono mai piaciute. E dunque non condivido l’analisi allarmistica di chi denuncia i rischi di una nuova dittatura nel nostro paese.
Il problema è più delicato e riguarda, semmai, l’evoluzione del concetto di governabilità nelle società contemporanee e il peso negativo che l’assenza di adeguate riforme istituzionali sta esercitando sul funzionamento della nostra democrazia parlamentare. Un dato, tuttavia, è certo: la riduzione progressiva e pericolosa degli spazi di partecipazione e di scelta degli elettori.
E’ contro questa deriva che dobbiamo impegnarci nel paese, senza adottare toni apocalittici che non ci aiuterebbero, ma cercando piuttosto, con pacatezza e moderazione, di far ragionare gli italiani, di farli riflettere sulla sottrazione di democrazia alla quale sono sottoposti.
Noi ci auguriamo che non sia necessario arrivare allo scontro ma sappiamo anche che non lo dobbiamo escludere.
Come dicevano i latini: se vuoi la pace, prepara la guerra.
Per questo, sia se lo scontro sarà evitato, sia se saremo costretti ad arrivarci, io credo che in ogni caso l’UDC debba impugnare la bandiera del voto di preferenza come difesa dei diritti elementari dei cittadini.
Propongo per questo di procedere su un doppio binario: da un lato calendarizzare al piu’ presto, in parlamento, la proposta di legge di iniziativa popolare per la quale abbiamo raccolto tante firme; dall’altro organizzare a breve una manifestazione pubblica a Roma per dare voce a tutti coloro (singoli cittadini, associazioni o movimenti politici) che intendano condividere con noi questa battaglia di libertà.
Credo si tratti, tra l’altro, di una mossa utile anche a dare una spinta e un senso concreto al processo costituente: in tutto il Paese si comincerà a capire su quali iniziativa specifiche l’UDC intenda sviluppare la propria azione e, di conseguenza, su quali terreni sia possibile aggregarsi e convergere.
16/10/2008 18.09.50
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